sono un pervertito. uto ato ito (omaggio a marenco). o anche, il francese ha sempre il suo perché.

sexy ladyboy. screenshot tratto da http://www.youporn.com/watch/277810/sexy-ladyboy/?from=search_soft&pos=2

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si parlava di società, di regole, di rocietà, di segole -che non son biscotti, no. ma l’unione di società e regole. sovrastrutture-
si parlava io, una donna col viso da madonna ed un cane.
che però il cane non parlava. abbaiava. talvolta latrava.
ed è lì che è nato tutto in verità. dal cane.
sono un pervertito.
ed il sol sentir dire “latrava”..hmmm….cosa mi creava dentro.
sensazioni sporche. latrina. latrava la latrina. la cagna. gnammete.
ed io cercavo di convincere la donna col viso da madonna -la chiameremo maria d’ora in avanti -che poi è il suo vero nome- – a considerare la bellezza dei piedi neri.
“donne dai piedi neri. zingare, gitane. donna con in sè la storia del mondo”.

fondamentalmente c’è da dire che mi piacciono i piedi in primis, e quelli sporchi in secundis. ma, parlando con maria, cercavo di trovare interpretazioni sociologiche e antropologiche al tutto. facevo il mio sporco lavoro. l’arte del blablìo. bla bla bla.
“capisci? donna che cammina, che porta la terra con sè, fra le pieghe dei talloni, nelle unghie..donna che trascina frammenti di storia. il mondo. la luna”.
maria pensava io venissi dalla luna. le avevo detto così, il primo giorno che la vidi. le sorrisi e le dissi che venivo da lassù. senza dire propriamente “la luna”. ma era notte. ed il mio indice puntava su nel cielo. e nel cielo non c’era una sola stella. solo la luna. quindi maria, credo, sapeva che io venivo dalla luna.

solo una volta avevo incontrato nella mia vita una donna maialina.
sesso a tutte le ore. sesso in ogni luogo. sesso quando si aveva voglia. e si aveva sempre voglia.
in piedi, seduti, sdraiati, dormendo, lavorando, dormendo sul lavoro, lavorando sul sonno -che son sempre stato un po’ insonne io. e dovevo trovare un rimedio. la tilia tormentosa suggerita dall’amico luca non funzionava troppo-.
sesso sempre.
persino mentre si parlava al telefono.
quante volte parlando con qualcuno mi capitava di dire alla cornetta ” se solo”…e lei scattava. capiva sessòlo. e si andava col sesso.
sopra, sotto, avanti, indietro, a 31 gradi, 7, 14, 18. 15-18. la guerra. boom.

e maria invece…che non capiva assolutamente la bellezza di tacchi conficcati lungo la schiena.
non voleva io le camminassi con i tacchi addosso. assurdo per me. completamente.
niente schiaffi, mani che strozzano, niente lingue negli ani, niente sesso con animali, piante, batteri o statuette del duomo di milano insanguinate. niente di niente.
-vi dirò un giorno dell’idea mia e dell’amico davide. di piante carnivore e rampicanti e di cazzi nerboruti-
e provavo a cantare allora “in ginocchio da te”. non per alludere a posizioni porcellose, no.
peggio.
per tirare in mezzo il discorso gianni morandi. famoso coprofago e grande punto di domanda per me sin dai tempi della scuola. Lo scoprì un giorno, quando un amico arrivò in classe con una maglietta raffigurante forchetta, coltello ed al centro un stronzo fumante e la scritta “brigata morandi”.
giorno e notte non facevo altro che immaginare quanta cacca potessero contenere quelle sue manone.
e le parlavo quindi dell’importanza di far tornare tutto al punto di origine. origo-originis.
il mito della caverna di platone. le suggerivo immagini metaforiche. mondi in cui erano le farfalle a diventare bruchi e poi a chiudersi nei loro bozzoli. un cerchio che si chiude. polvere eri e polvere ritornerai.
per farla breve, volevo convincerla a mangiare la merda.
e per farla ancor più breve, ci riuscì.
riuscì a farlo pronunciando due semplici parole: bon appetit.
il francese in fondo, diceva qualcuno un tempo, ha sempre il suo perché.
uto ato ito.

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One Response to “sono un pervertito. uto ato ito (omaggio a marenco). o anche, il francese ha sempre il suo perché.”

  1. anche io quest’estate servivo i tavoli coi piedi sporchi, sempre insabbiati perchè prima di servire fare la cameriera pulivo la pineta e il piazzale e i bagni; e i miei piedi erano sporchissimi, sempre.

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